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A cosa ci servirà

Utile viene dal latino utilis, “che si può adoperare, che serve”, significato che è rimasto anche in italiano. Le cose utili sono quelle che hanno uno scopo pratico e che si possono, appunto, utilizzare. Ci sono però alcune cose, cose astratte, magari, di cui è più difficile cogliere l’utilità. Per esempio, il dolore. Può il dolore essere utile? Peter Cameron sembrerebbe suggerirci di sì. Un giorno questo dolore ti sarà utile (Adelphi, 2010, trad. di G. Oneto), è un titolo che mi è risuonato dentro per moltissimo tempo prima che mi decidessi a leggerlo. Una frase che spesso mi arrivava alla mente come un piccolo suggerimento, un sussurro nel momento del bisogno: “prima o poi questo ti servirà”.

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Verso la fine

Nella contea di Yoknapatawpha, in Missisippi, Addie Bundren sta morendo, per questo c’è gente che si affanna attorno al suo letto. Per questo, fuori, davanti alla sua finestra, il suo primogenito, Cash, le sta costruendo la bara. Addie vuole sapere esattamente dove andrà a finire, vuole vedere con i suoi stessi occhi ogni asse che la conterrà da qui all’eterno. Dewey Dell, la sua unica figlia femmina, non la lascia un momento. Chissà invece dove si saranno cacciati quegli altri due, Darl e Jewel! Ecco però il piccolo Vardaman che si avvicina con un grosso pesce appena pescato, una piccola morte che anticipa solo di poco quella più grande.

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Perfettamente imperfetta

Le parole che in privato affidiamo alla carta hanno, di solito, l’inestimabile pregio di essere le più sincere. Tutto quello che ci turbina nella testa e che mai e poi mai avremmo il coraggio di far uscire in presenza di altri può trovare una casa su un foglio di carta, da nascondere accuratamente in fondo a un cassetto. Magari chiuso a chiave. Nessuno dovrà mai leggerle, è la nostra anima custodita fra le pagine. È per questo che Ted Hughes si trova a fare una scelta quando decide di pubblicare i diari della moglie, dopo la sua morte. L’ultimo dei suoi taccuini, che racchiude gli ultimi spasimi di una vita sofferta, lo distrugge. Troppo privato, troppo spaventoso per essere lasciato in mani altrui, soprattutto quelle dei loro figli. Bisogna che certe cose non si sappiano mai, per sopravvivere. Non poteva ancora sapere, Ted, che alcune cose sono un destino che si presenterà alla nostra porta comunque.

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