libri

Pagina dopo pagina

Vi siete mai chiesti cosa c’è dopo la morte? O meglio, dopo la vita? Probabilmente sì. Ma se non si approdasse subito alla morte, e nel mezzo ci fosse una sorta di limbo? Questo, forse, non ve lo siete mai immaginati. Di certo non lo aveva fatto Nora, che della vita non voleva più saperne e che voleva solo andare oltre, sperando che quell’oltre fosse il nulla che le avrebbe consentito di sparire per sempre. Nessuno avrebbe sentito la sua mancanza, sarebbero stati meglio senza di lei. Non aveva previsto che a dividerla da quell’ultimo desiderio ci sarebbe stata una biblioteca.

La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig (Edizioni e/o, 2020) è un libro che mi ha subito conquistata. Immaginavo già che sarebbe entrato nel mio cuore, ma non sospettavo fino a che punto, anche se la miscela tematica di salute mentale e biblioteca poteva già essere un ottimo indizio. Ma torniamo a Nora: di lei sappiamo subito che abita in una triste cittadina inglese, che è una persona molto sola e che, a causa di vicende familiari drammatiche, soffre di depressione situazionale. Nora è molto stanca, vivere in quel modo la sta portando allo stremo delle forze. Tutta la sua vita è un grosso, orribile fallimento e lei si sente soltanto un immenso buco nero.

Non pensi mai “Come ho fatto ad arrivare a questo punto?” Come quando sei in un labirinto e ti senti completamente persa, ed è tutta colpa tua perché sei stata tu a dirigerti sempre dalla parte sbagliata? E sai che avresti potuto imboccare molte strade che ti avrebbero portata fuori di lì, lo sai perché senti il suono delle voci delle persone fuori del labirinto che ci sono riuscite, e che adesso se ne stanno lì a ridere e a scherzare. DI tanto in tanto riesci a intravederle in mezzo alla siepe. Una figura fugace tra le foglie. E sembrano così maledettamente felici perché ce l’hanno fatta e te non ce l’hai con loro, ma ce l’hai con te stessa perché non possiedi quella loro abilità di riuscire a cavarsela.

Per fortuna a casa ha tutte quelle pasticche. Le prende e aspetta il buio.
Ma poi riapre gli occhi, è mezzanotte e continuerà ad esserlo: il tempo si è fermato. Nora è in una biblioteca. E lì, ad aspettarla, c’è una persona che è stata importante per lei, fin da quando era piccola: la bibliotecaria della scuola. Sarà proprio lei a spiegarle che tutti quei libri che la circondano sono le sue vite, tutte quelle possibili, ovvero un numero infinito. Solo un libro contiene altro: è il libro dei rimpianti. Un testo enorme, pesantissimo. Nora vorrebbe cancellarli tutti, vorrebbe aver fatto altre scelte nella vita, aver reso le persone intorno più felici e più orgogliose di lei. Adesso ne ha l’opportunità. Può scegliere un altro libro e vedere “come sarebbe andata a finire se…”. Chissà come dev’essere poter vivere felici, fare le scelte giuste. E così, un libro dopo l’altro, pagina dopo pagina, Nora inizia a provare altre esistenze. Ma le cose non sono mai semplici e ben presto scoprirà che a ogni decisione diversa corrispondono tanti altri cambiamenti e che la tristezza non la si può mai evitare completamente.

Questo libro racconta una vita e allo stesso tempo mille, ma soprattutto racconta di una scelta. Quella di essere vulcano e non buco nero:

Il paradosso dei vulcani era di essere dei simboli di distruzione, ma anche di vita. Dopo che la lava rallenta e si raffredda, si solidifica e col passare del tempo si sbriciola e diviene terra – una terra ricca e fertile.
Decise che lei non era un buco nero. Era un vulcano. E come un vulcano non poteva fuggire da se stessa. Doveva rimanere lì e prendersi cura di quella terra desolata.
Avrebbe potuto piantare una foresta dentro di lei.

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