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Ritrovarsi

Ho conosciuto Ylenia Del Giudice attraverso Instagram, dove ho scoperto l’esistenza della Difficile: una libreria indipendente che ha da poco visto la luce a Palestrina, nei pressi di Roma. Allora ho pensato: “se io avessi messo il cuore in un progetto del genere, vorrei tanto che la gente contribuisse a mantenerlo in vita”. Perché si sa, da soli si può tanto, a volte tutto, ma in un’attività che è anche commerciale c’è bisogno pure degli altri.
Allora ho scritto a Ylenia: “consigliami un libro!”. Ed è così che Amor proprio di Lucrezia Bottiglieri (Pessime idee, 2020) è arrivato a Firenze, probabilmente il mio primo acquisto libresco per cui mi sia mai fatta consigliare e che abbia accettato a scatola chiusa. Ylenia ed io non ci siamo mai viste di persona, avevamo solo fatto due chiacchiere ogni tanto, eppure, dopo un paio di domande ben mirate, ha saputo mandarmi uno di quei libri che trovano spazio in un punto imprecisato tra il cuore e lo stomaco, e ci rimangono a lungo. Non lo avevo mai sentito nominare prima, eppure, da quando me ne ha parlato, ho saputo che doveva essere proprio quello il libro che mi sarebbe dovuto arrivare dalla Difficile Libreria.

Amelia, detta Amy, ha ventisette anni, si sta trasferendo da Milano a Roma per andare a vivere col ragazzo che sta per sposare. È una ragazza vivace, piena di sogni, una formidabile chiacchierona con l’amore per i libri. Dopo una quindicina di pagine ho già scoperto quattro punti in comune fra lei e me, le voglio già bene e mi domando, davvero, come abbia fatto Ylenia a vederci così bene anche da lontano.
Dato fondamentale, che ovviamente mi ha colpita subito, è che la scrittrice è una psicologa. Della vita di Amy, quindi, fa naturalmente parte anche la terapia. Aveva solo due anni Amelia quando il padre un giorno decise di fare la valigia e di non tornare più, senza fornire alcuna spiegazione. Andato via lasciando alle spalle solo un grande vuoto, un vuoto che ogni giorno pesa sempre di più nella vita della ragazza. Perché se n’era andato? Forse lei non era meritevole di amore? E se anche qualcun altro a cui teneva avesse deciso di andarsene? Quanti sforzi per cercare di essere sempre all’altezza, per non essere abbandonata di nuovo, per non restare sola.

Quando le persone scompaiono, però, non si può mai star certi che da un momento all’altro non ricompaiano dal nulla. Ed è proprio questo che succede ad Amy: è appena arrivata a Roma quando riceve una lettera. Tante parole da quel padre che non vede da venticinque anni, tante parole e nemmeno una scusa. Solo la rivendicazione di aver fatto la scelta giusta, tanti anni prima, e un biglietto di sola andata per Parigi. Proprio in questa città, anni addietro, era approdato il padre di Amelia dopo averla lasciata, e adesso le sta chiedendo di provare a capire perché avesse fatto quella scelta e perché non se ne sia mai pentito. Vuole che Amelia si avvicini a quella figura che in sostanza non ha mai conosciuto e per farlo la invita a ripercorrere i suoi passi.
Tante sono le emozioni e i pensieri che si accavallano nella testa di Amy: rancore, curiosità, paura, e poi ancora, il desiderio di avere finalmente le risposte, di poter guardare negli occhi quell’uomo che l’ha fatta soffrire per anni e che, eppure, è suo padre.

Una moltitudine di personaggi si susseguono da questo momento nella vita di Amelia, lungo la strada. Tante persone che contribuiscono a far prendere alla storia colori diversi, odori, perfino. Alcuni posti sono a tinte forti, vivaci e caldi, altri sono più in ombra, più dolorosi, malinconici e tristi. Parigi sa di croissants appena sfornati, è a tinte pastello e risuona del can-can del Moulin Rouge. Gli altri luoghi li lascio scoprire a voi.
Tra tutti questi personaggi ce n’è uno, Filippo, il fidanzato di Amy, che resta a casa, in attesa. Aspettare può essere una cosa tremendamente difficile, soprattutto quando vedi qualcosa cambiare e te la senti scivolare fra le mani. Per questo Amy si troverà a fare scelte complicate, da un lato il futuro programmato con la persona che ama, dall’altro il passato che torna con, forse, le risposte che ha sempre cercato.

Più Amelia viaggia, più scopre dettagli su suo padre e più impara a conoscersi. Trova parti di sé che erano sempre state relegate nel buio, ritrova tutti quei frammenti che si erano sparpagliati molti anni prima e che non era più riuscita a rimettere insieme. Il viaggio è una rinascita e uno dei motivi per cui il pensiero di tornare a casa improvvisamente fa tanta paura. E se non riuscisse a portare con sé tutto quello che ha ottenuto? Se tornare a casa volesse dire tornare indietro, a come era prima? Per fortuna, qualcuno saprà mostrarle anche un altro punto di vista:

[…] la cosa che mi spinge ad andare avanti è quanto sto conoscendo di me stessa. Riesco per la prima volta a guardarmi come non ho mai fatto. Quando mi guardo vedo una ragazza forte e sicura di sé, vedo una persona che non ha paura dell’incertezza. Vedo qualcuno che non si scoraggia davanti alle difficoltà […] Quando mi guardo vedo una persona che non ha più paura ormai”.
“Sono le cicatrici”[…].
“Può darsi” le dico sorridendo. Ma sai qual è la cosa brutta? La paura di tornare a casa e ritrovarmi a essere la ragazza fragile e spaventata di un tempo, senza sapere più come essere ciò che sono ora”.
“Io credo che non si torni mai indietro, a meno che non si decida di voltarsi e iniziare a camminare a ritroso. Non puoi tornare a essere la ragazza fragile e spaventata che eri, semplicemente perché sei cambiata. Nessuno ti porterà via la consapevolezza della tua forza, a meno che tu decida di non volerla vedere più”.

Rimangono, è vero, le cicatrici. Solchi che raccontano una storia, muta testimonianza di tutto quello che è stato ma anche di tutto quello che potrà essere. Perché forse alcune risposte non si avranno mai, ma si potranno scoprire altre cose, del tutto inaspettate. Allora le cicatrici si possono portare con orgoglio, perché se ci sono vuol dire che si è imparato a rimarginare le ferite.

Credo che le cicatrici siano il segno che ce l’hai fatta. Rivelano che sei ancora viva, che quello che hai vissuto non ti ha uccisa.

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