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Panico a ondate

Non sono mai stata una grande lettrice di graphic novels, anche se ce ne sono moltissime che mi attraggono. Quella di cui sto per parlarvi mi ha letteralmente rubato il cuore. Si tratta della storia scritta da Brian Freschi e illustrata da Ilaria Urbinati, Il mare verticale (2020, Bao Publishing). Gli autori l’hanno dedicata “a chi non accetta di soccombere a una paura invisibile ma, a modo suo, la combatte e la comprende ogni giorno”. Eh sì, perché la paura è proprio il centro di tutto il racconto. Ma andiamo con ordine e facciamo conoscenza con la protagonista.

India è una giovane donna di ventinove anni che ama il suo lavoro: fa la maestra elementare alla scuola Dante Arfelli, dove insegna soprattutto italiano. La prima volta che la incontriamo è seduta di fronte a uno psicologo, che noi non vediamo mai, ma di cui intuiamo la presenza e sentiamo la voce. La diagnosi è quella di DAP: Disturbo da Attacchi di Panico. Ultimamente, infatti, India spesso si ritrova al buio.

A ogni attacco mi ricordo del buio. Quello c’era sempre. Tanto buio e pochissima aria. L’aria la davo così per scontata… Non credevo mi sarebbe mancata tanto.

Anche il lettore si ritrova al buio insieme a lei, in pagine non più a colori ma in bianco e nero, perché il panico i colori se li porta via tutti, proprio come l’aria. India abita in un posto di mare, le piace tanto camminare nell’acqua e arrivare a nuotare dove non si tocca. Però il mare sa essere anche crudele e trascinarti a fondo, ed è proprio così che succede ogni volta che India perde il controllo: è come se il suo amico mare, così placido e tranquillo, di colpo fosse in burrasca. Onde gigantesche che la fanno colare a picco, sempre più a fondo, e l’acqua sopra di lei preme per non farla risalire, non c’è più aria e forse questa è la volta che India sta davvero per morire. Ma non morirà, perché il panico arriva a ondate: ti colpisce all’improvviso, ti butta a terra e poi si ritira. E sulla spiaggia rimangono solo i resti.

La cosa peggiore è quando succede davanti a qualcuno: quando gli altri possono vedere ciò che si cerca di nascondere con tutte le proprie forze. Ed è proprio questo che succede a India. Un attacco di panico in classe, davanti ai bambini sgomenti. La paura può avere molte forme, e una di queste è l’odio per ignoranza. Come quello dei genitori che subito puntano il dito contro la giovane maestra: i loro figli non devono vedere certe cose, non dovrebbe essere permesso a una pazza di stare con dei bambini, potrebbe essere pericolosa. Nemmeno i colleghi sanno essere d’aiuto, né Pier, il suo ragazzo, che alla fine non sa più come starle accanto, e si affacciano i sospetti che India stia esagerando solo per avere tutte le attenzioni su di sé. Se poi si assumono dei farmaci in pubblico la vergogna diventa enorme:

è come dire a tutti del tuo problema. Che ne sai di come possono reagire? […] Vuoi farlo sapere a tutti… Cerchi la sicurezza, come prima cosa… Pensi che, se ti vedono comportarti normalmente, nonostante tutto, forse lo sei davvero. Ma questo è impossibile… quella cosa non è normale. Non c’è nessun bisogno di dirlo ai quattro venti.

Quando le persone care, quelle che dovrebbero esserti vicino, non comprendono, è quasi più difficile e doloroso dell’attacco in sé. Quando il consiglio è “nasconditi, non sei normale, non far vedere chi sei”, è allora che arriva l’ondata peggiore di tutte. L’unico faro in mezzo al mare, ciò che riesce a far luce su quello che sta succedendo a India, è la scrittura. Per questo la maestra decide di scrivere una storia da leggere in classe, una storia che aiuti i bambini a capire e lei a capirsi. Per fortuna ogni tanto c’è anche chi sa semplicemente ascoltare, chi prova un sincero interesse e chiede “come stai”. Ed è dalle persone così che arrivano le parole più belle. Mentre India si starà dannando per capire il perché di tutto ciò che sta vivendo, qualcuno avrà il coraggio di parlare degli attacchi in modo diverso:

Forse, se è così difficile che spariscano, non dovresti scacciarli del tutto… Ma accoglierli e cercare di capirli. Forse… Devi solo trovare un modo tutto tuo per dar loro il benvenuto.

E sta proprio qui, il segreto per imparare a diventare bravi naviganti, quello che permette di mantenere il più a lungo possibile il mare orizzontale e affrontare quello verticale senza affogare. Anche se India snobba un po’il suo terapeuta, unica cosa che mi fa storcere il naso, alla fine arriva a una consapevolezza fondamentale, quella che la renderà il salvagente di se stessa:

Ho capito che ci sono solo momenti in cui tutto mi sembra più chiaro e facile… e qualche momento di scoperta, che mi aiuta ad avere meno paura. Non voglio più affrontarlo da guerriera. Tanto so che quello che ho dentro non sparirà mai del tutto. Sarebbe come combattere contro me stessa.

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