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Convivere

Questo libro di Vittorio Lingiardi, Io, Tu, Noi. Vivere con se stessi, l’altro, gli altri (Utet, 2019), mi è stato prestato da qualcuno che mi ha detto: “è un libro che secondo me dovrebbero leggere tutti”. Per quanto il piacere della lettura, e il trovarci o meno qualcosa che risuoni in noi, sia un qualcosa di decisamente soggettivo, c’è di certo del vero in queste parole. Questo breve saggio di Lingiardi, autorevole psichiatra e psicoanalista, percorre infatti un cammino a tre tappe che riguarda tutti noi. Non a caso, l’opera fa parte della serie Dialoghi sull’uomo.

Come ci suggerisce il sottotitolo, queste pagine parlano di convivenza: vivere con. Insieme. I tre centri di questa relazione insiemistica, li vediamo ben rappresentati in copertina, sono l’Io, il Tu e il Noi, ognuno all’interno del proprio spazio circolare, spazio che però non è isolato dagli altri, ma li interseca. Ancora una volta, si ha lo stare insieme.

Senza un tu l’io si svuota. Senza un noi il tu si inaridisce. Sordo a se stesso, l’io si calpesta.

Nessun uomo vive in una bolla, in un sistema imperturbabile, ma è sempre in relazione con l’ambiente che lo circonda. Ma, prima ancora, l’uomo abita se stesso. È dentro ciascuno di noi che nasce la capacità di saper convivere. Imparare a vivere con le molte sfaccettature che ci compongono, saperle riconoscere e accoglierle, è il primo, indispensabile passo per poter vivere con ciò che è altro, fuori da noi. Attraverso molteplici riferimenti letterari, cinematografici e televisivi, nonché naturalmente scientifici e clinici, Lingiardi ci avvicina a storie che possiamo leggere o vedere, per invitarci proprio ad avvicinarci alla dimensione del racconto. Raccontarsi, infatti, aiuta a ritrovarsi, a mettere insieme i molti che ci abitano. Riprendendo il pensiero di Hillman, che sosteneva che le storie curano, Lingiardi afferma che “curano perché, abituandoci alla capacità immaginativa e alla libera convivenza con la memoria (compresa la capacità di dimenticare) e sviluppandosi attraverso un ascolto, danno una dimora alla nostra vita”. Ed è nell’ascolto e nella ricezione di questa storia che entra in gioco l’altro, in uno scambievole rapporto Io – Tu. Rapporto che poi si sviluppa quando diventa comunitario, trasformandosi in Noi. Tanti sono gli esempi che Lingiardi porta per esemplificare questi legami, dall’incontro con l’altro come amico o amante alla relazione terapeutica, dalla moderna comunità digitale a tutte quelle, in carne e ossa, che oggi si trovano costrette a migrare per poter sopravvivere. Ogni rapporto, in quanto dialogo tra più entità, ridisegna i confini del concetto di identità, un concetto che è sempre in divenire. La piena realizzazione dell’uomo avviene nell’incontro con se stesso e nel porre la propria storia in relazione con quelle altrui. Insieme.

Chiudo con le parole di John Donne, con cui termina anche Lingiardi, come memento alla continua ricerca di quel senso più profondo di appartenenza, insito nella capacità di vivere con:

Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere per chi suona la campana: suona per te.

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